Gas Radon: inquinamento insidioso e il necessario isolamento

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È un gas naturale radioattivo che, silenziosamente, può rilasciarsi negli edifici e determinare dei rischi per la nostra salute.

Prima di tutto conosciamolo meglio, per capire se può provocare dei danni. Il Radon è un gas incolore e insapore, il più pesante tra quelli conosciuti e dotato di una grande densità: 8 volte più denso dell’aria.

La sua caratteristica più negativa per noi è la radioattività: i nuclei dell’atomo decadono, ed emettono raggi alfa (nuclei di elio), raggi beta (elettroni) e raggi gamma (raggi X).

Perché il Radon dovrebbe trovarsi nei nostri edifici? Il motivo della sua “comparsa” è che questo gas si riscontra nel suolo e all’interno di alcuni materiali, vediamo quali.

Come si forma il Radon

Il processo è naturale, dato che il Radon viene generato dalle rocce stesse della crosta terrestre, e si produce tramite il decadimento dall’Uranio 238.

Si trova, quindi, all’interno di materiali come marmi, rocce (tufi, pozzolane, lave, graniti), marne e altre materie prime.

Una volta che il Radon inizia a disintegrarsi, genera altri elementi radioattivi fino ad arrivare al piombo – non radioattivo ma inquinante!

La sua capacità di diffondersi è alta: nell’aria, nel suolo e disciolto nell’acqua. Da qui, arriva anche a grande distanza dal punto di partenza, con effetti negativi soprattutto negli ambienti chiusi.

Chiariamo infatti, che il Radon nell’aria è molto diluito e raggiunge piccole concentrazioni non nocive. Nei luoghi chiusi, invece, questo prodotto di decadimento può accumularsi nel tempo e arrivare fino ad alte concentrazioni.

Molto dipende da quanto gli edifici siano esposti a questo gas, a causa del suolo sul quale vengono costruiti che può riscontrare la presenza di Uranio e Radio nel suolo.
Per una casa, un ufficio o ambiente di lavoro, quindi, bisogna valutare la presenza di Radon nelle fondamenta. Il suolo con una alta permeabilità, potrebbe essere un problema: alcuni tipi di terreno, possono far penetrare facilmente il Radon. Si diffonde molto nelle zone con presenza di rocce laviche e terreni permeabili.

Ad esempio, può favorire l’insidia di questo gas un pavimento in cemento o calcestruzzo: le piccole differenze di pressione richiamano il gas, che dal terreno sale verso la pavimentazione.

Agisce insinuandosi dalle sue spaccature, raggiunge gli interni anche tramite le giunture nella muratura o le tubature dell’acqua, per penetrare negli ambienti interni (gassoso o disciolto).

I materiali da costruzione a rischio Radon

In altri casi, i materiali costruttivi saranno una fonte diretta di Radon se si tratta di componenti radioattive.

Sappiamo che il Radon si può riscontrare in rocce di origine vulcanica come tufi, porfidi, graniti, pozzolane, alcuni tipi di gessi e argille. Nel nostro paese, tra i materiali più radioattivi si annoverano la lava del Vesuvio, il peperino del Lazio, il tufo della Campania e la pozzolana.

Chiaramente, il gas può far sentire la sua presenza anche nei materiali derivati da questi – come alcune ceramiche o cementi di origine pozzolanica, oltre ai prodotti derivati dalle scorie di alto forno.

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I rischi del Radon nei nostri edifici o territori

Bisogna partire dal fatto che la “minaccia” dipende dalla concentrazione del gas radioattivo e dalle modalità di ricezione da parte nostra. Sicuramente, un altro fattore importante è rappresentato dal tempo di esposizione (continuativo oppure sporadico).

Concentrazione di Radon

Il controllo della radioattività viene fatto con un sensore a raggi alfa, che misura i decadimenti del gas al secondo in un metro cubo d’aria (Becquerel per metro cubo = Bq / m³).

Come capire se nel nostro edificio o territorio, si trova una concentrazione di gas radioattivo allarmante? Chiariamo che, come il resto dell’Europa, il nostro paese è mediamente esposto al Radon in molte regioni (stime da ENEA e ISS).

In alcune la situazione è blanda, con medie concentrazioni, mentre in altre regioni i valori sembrano più alti (Lazio, Lombardia, Friuli, Campania).

In vari casi, la percentuale di radiazioni può superare di molto la tolleranza, quindi in determinate aree va identificato come rischioso questo gas.

Per valutare la presenza del gas Radon? È necessario l’intervento di un tecnico esperto nel settore risanamento, munito di un attestato di qualifica.

Irradiazione del gas

Per quanto riguarda la ricezione, di solito la radiazione alfa emessa dal Radon possiede un basso potere di penetrazione nel nostro organismo. Lo strato superficiale della pelle blocca la radiazione, tra le sue cellule morte, quando si tratta di irradiazione esterna.

Nel momento in cui la fonte gassosa radioattiva viene inalata oppure ingerita, si verifica invece una situazione pericolosa, di irradiazione interna. Il Radon arriva a colpire i tessuti più sensibili alle radiazioni, e se viene inspirato può entrare nel corpo e decadere emettendo la radiazione alfa all’interno.

In particolare, entrando nei polmoni, potrebbe peggiorare le condizioni di salute di chi si trova a rischio come fumatore o fumatrice. Una combinazione di rischi, che sicuramente non giova all’organismo. Per chi inala alti volumi di Radon, può aumentare di molto il rischio di tumore ai polmoni.

Senza incorrere in un eccessivo allarmismo, quindi, sicuramente è importante valutare i rischi correlati all’esposizione al Radon – un gas insidioso perché invisibile, incolore e insapore.

Soluzioni e prevenzione per l’esposizione al Radon

Si può agire su diversi fronti, dato che gli edifici esistenti possono essere solo “corretti” con delle misure che variano dalle più semplici alle più invasive. Molto dipende, chiaramente, dalla concentrazione di Radon.

Ristrutturare per evitare i rischi da Radon

Nelle situazioni più critiche, le vie di penetrazione del gas andranno eliminate, una volta identificate. Oltre a risolvere i problemi di spifferi e dispersione termica, anche la questione del Radon può essere affrontata con un migliore isolamento dell’edificio:

  • impermeabilizzazione del pavimento separandolo dal terreno con un volume vuoto
  • aspirazione del gas nella parte sottostante l’edificio;
  • sigillatura di crepe e fessure con infiltrazioni d’aria, da cui il Radon può accedere all’immobile;
  • controllo delle murature e giunture lesionate;
  • revisione delle tubazioni (in caso di infiltrazioni);
  • isolamento dalla cantina, tramite porte comunicanti;

Inoltre, si può pensare alla costruzione di un termosolaio per distaccare l’edificio dal terreno, creando una camera di ventilazione naturale. Questo sistema consente al gas del terreno di defluire, evitando che si infiltri all’interno.

Nel caso in cui siano i materiali costruttivi (tufo vulcanico, pozzolane, alcuni graniti, etc.) a risultare una sorgente di gas radioattivo, è chiaro che bisogna fare delle valutazioni più impegnative.

In particolare per cantine e primi piani, le infiltrazioni del Radon devono essere scongiurate. Nel caso in cui non siano stati presi degli accorgimenti in fase di costruzione, si potrà procedere ad una bonifica ambientale, con diverse tecniche.

Si può pensare di sostituire il materiale a rischio con il calcestruzzo, che permette maggiore isolamento dal Radon rispetto anche ai mattoni forati.

In alcuni frangenti, viene applicata una barriera anti-Radon sul pavimento esistente, su cui si getta del calcestruzzo per creare una nuova pavimentazione. Si potrà, così, ridurre la quantità di Radon che risale dal suolo.

Nuove costruzioni con criteri anti-Radon

Per le nuove opere edilizie è più semplice: si tiene in considerazione la questione già in fase  progettuale. Particolarmente, in presenza di suolo e sottosuolo soggetto a formazioni radioattive, si devono evitare i rischi di lungo termine causati dall’esposizione al Radon.

Alcuni provvedimenti utili relativi al suolo, comprendono:

  • gli interventi per depressurizzare il terreno;
  • impermeabilizzazione del pavimento: una barriera anti-Radon tra le fondamenta e la pavimentazione;
  • pressurizzazione dell’edificio.

A livello di materiali edilizi, nel costruire un nuovo edificio, si tiene conto di quelli da incorporare nelle opere in modo permanente: non devono contenere rischi Radon.

Nelle zone più a rischio, si realizza una fondazione in cemento armato, che ricopra tutta la superficie dello scavo dell’edificio. Si dovrà isolare al meglio la congiunzione tra pareti e platea in cemento armato.

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Soluzioni per migliorare l’areazione

In generale, per condizioni non critiche, sarà necessario ottimizzare l’areazione interna, evitando l’aria viziata dove potrebbe ristagnare il Radon.

La ventilazione può aumentare tramite diverse accortezze, che sono utili anche per contrastare l’inquinamento domestico – riferito all’aria che respiriamo negli ambienti chiusi. Il cosiddetto inquinamento indoor, può addirittura riservare un’aria più contaminata rispetto all’esterno!

Oltre al Radon, è possibile la presenza di agenti chimici come formaldeide o benzene, oltre ad agenti biologici naturali come muffe, funghi, acari, etc.

Il gas radioattivo Radon fa parte degli agenti di inquinamento fisici, e in piccole concentrazioni può essere contrastato. Bastano piccole regole utili e sistemi adibiti a migliorare la qualità dell’aria.

  • Apri le finestre – bastano 6-7 minuti per 3 volte al giorno, per avviare una corretta circolazione di aria pulita.
  • Usa un impianto aspirapolvere centralizzato – elimina le micropolveri e le porta all’esterno.
  • Adotta un sistema di ventilazione meccanica controllata – crea ambienti ad elevato isolamento e ben areati allo stesso tempo, eliminando fughe d’aria o di spifferi.
  • Aspirazione dell’aria interna in cantina e negli ambienti più bassi.

Per quanto riguarda la ventilazione meccanica integrata nei serramenti, si applica all’interno delle finestre monoblocco un ventilatore e un recuperatore di calore. Nello stesso tempo, assicura le condizioni ottimali per la salubrità dell’aria.

I sistemi VMC – ventilazione meccanica controllata – permettono il ricambio dell’aria tramite ventilatori e sistemi di condotte, senza dover chiudere e aprire le finestre manualmente (disperdendo calore). Il sistema per recuperare calore, consente invece di trasformare in calore una parte dell’energia dell’aria espulsa, all’aria che viene immessa nell’interno.

Esistono anche degli specifici sistemi di controllo della ventilazione per ambienti esposti al Radon. I locali saranno areati automaticamente!

Normative per contrastare il Radon

La questione è diventata oggetto di regolamentazione, stabilendo i livelli di riferimento accettabili (valore medio annuo) per la concentrazione in aria del Radon.

Si fa riferimento al Decreto Legislativo 101/2020, che prescrive la protezione del radon nelle abitazioni e negli ambienti di lavoro – soprattutto per gli edifici industriali chiusi.

In seguito si è attivata l’adozione del PNAR (Piano Nazionale d’Azione per il gas Radon), avvenuta entro il 27 agosto 2021. Ne è scaturita la necessità di misurare le concentrazioni di Radon nei luoghi di lavoro, negli esercizi commerciali, nelle scuole ed enti pubblici, centri sportivi, strutture ricettive, etc. Sono particolarmente interessati al decreto i luoghi di lavoro sotterranei e semi-sotterranei, oltre a quelli situati al piano terra.

Bisogna monitorare l’attività del gas nell’aria, in questi luoghi di lavoro, valutando che il livello massimo di riferimento è fissato in 300 Bq m-3 (valore medio annuo di concentrazione).

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