Risanamento conservativo
Risanamento conservativo, cos’è e quali sono le agevolazioni per chi lo esegue
Scegliere quai opere edili sono le più appropriate per un edificio è fondamentale, per non sbagliare “trattamento” e per richiedere le giuste agevolazioni fiscali. In particolare, ci sono differenze nei tipi di progetti che riguardano il risanamento conservativo – diverso dalla ristrutturazione e affine al restauro. Quale scegliere e perché? Occorre considerare diversi fattori: l’uso previsto, le condizioni statiche ed estetiche dell’edificio, il suo eventuale valore storico.
In primis, occorre conoscere la definizione di risanamento nelle sue specificità!
Cosa significa restauro o risanamento conservativo?
Questo tipo di intervento edile è finalizzato a conservare l’organismo edilizio e ad assicurarne la funzionalità.
Il risanamento conservativo, quindi, è dato solitamente da un intervento che preserva gli edifici e li riporta alla loro destinazione d’uso. Questo recupero degli edifici dal punto di vista funzionale, si applica ai fabbricati che hanno bisogno di consolidare gli elementi strutturali presenti oppure di integrarli, anche modificando l’assetto della planimetria.
La definizione di risanamento, che comprende anche gli adeguamenti igienico-funzionali, si unisce a quella di restauro edilizio per il recupero strutturale.
L’aggettivo conservativo fa intendere che le opere sono rivolte a preservare, come nel caso di vecchie case di cui si rifanno i pavimenti o si risanano le pareti ammalorate, ma senza modifiche sostanziali e strutturali (tipiche della ristrutturazione).
La conservazione si concentra sulla manutenzione e riparazione dei materiali esistenti e sul mantenimento della forma di un immobile, così come si è evoluto nel tempo.
La definizione di restauro e risanamento conservativo
Dopo la specificazione di quali sono in teoria gli interventi di risanamento, vediamo nella pratica come è stato definito.
La normativa di riferimento è quella del D.P.R. 380/2001, il cosiddetto Testo unico per l’edilizia, che specifica le regole basilari per le attività in ambito edile.
- In questo testo legislativo gli interventi di restauro e risanamento conservativo sono definiti “gli interventi edilizi rivolti a conservare l’organismo edilizio e ad assicurarne la funzionalità mediante un insieme sistematico di opere” le quali andranno eseguite “nel rispetto degli elementi tipologici, formali e strutturali dell’organismo stesso”.
- Inoltre, le opere dovranno consentire il mutamento delle destinazioni d’uso “purché con tali elementi compatibili, nonché conformi a quelle previste dallo strumento urbanistico generale e dai relativi piani attuativi”. In questa fase entra in gioco l’urbanistica, per quanto riguarda i risanamenti conservativi in caso di cambio destinazione d’uso.
Quali interventi rientrano nel risanamento conservativo
La norma continua, specificando che tali interventi comprendono:
- il consolidamento degli elementi costitutivi dell’edificio
- il ripristino degli elementi costitutivi dell’edificio
- il rinnovo degli elementi costitutivi dell’edificio
- l’inserimento degli elementi accessori richiesti dalle esigenze dell’uso
- l’inserimento degli impianti richiesti dalle esigenze dell’uso
- l’eliminazione degli elementi estranei all’organismo edilizio.
Criteri e obiettivi del risanamento conservativo
I punti importanti, come abbiamo accennato, sono quelli che partono dal principio del rispetto degli elementi dell’edificio originari – come tipologia, forma e struttura.
Il fine è quello di conservare l’edificio, inteso come organismo edilizio, senza modificare l’assetto precedente.
Il risanamento conservativo dovrà conservare anche la funzione dell’edificio, assicurando che sia di nuovo funzionale. In definitiva, si preserva l’integrità dell’organismo edilizio e si assicura l’adeguatezza delle sue strutture al funzionamento per cui è destinato (abitazione, negozio, laboratorio, etc.).
I lavori di risanamento conservativo potrebbero anche mutare la destinazione d’uso, come abbiamo visto, ma sarà necessario inserire degli elementi compatibili, conformi alle opere previste dalle norme urbanistiche. Questo punto, ai fini urbanistici, è anche parte della differenza tra restauro e risanamento conservativo, che vedremo più avanti. Perché un’antica cascina agricola che diventa un museo oppure un’abitazione, cambia l’uso e anche la sua posizione all’interno di un piano regolatore!
Tornando invece al rispetto degli elementi, abbiamo riportato come la normativa definisca tre ambiti: elementi tipologici, formali e strutturali dell’organismo edilizio. Quali sono nello specifico?
- Tipologia: si qualifica l’edificio in base alle tipologie edilizie, e si dovranno rispettare i caratteri architettonici e funzionali che consentono questa qualificazione (es. tipologia residenziale per uso abitativo o per destinazione commerciale).
- Forma: gli elementi formali creano il design unico dell’edificio tramite l’architettura, la disposizione dei volumi, le decorazioni che caratterizzano il manufatto, etc.
- Struttura: gli elementi strutturali costituiscono l’organismo edilizio e ne definiscono la stabilità.
Esempi di risanamento conservativo
Questo intervento per riportare un edificio alle sue originarie condizioni e aggiornarlo in senso moderno, può essere applicato con diverse opere edili.
In architettura, per preservare un edificio, risanare la struttura o aggiornarne lo stile, si possono compiere:
- interventi edili per eliminare il degrado delle murature o delle coperture – ad esempio il rifacimento di tetto o il risanamento di pareti e soffitti;
- apertura di fori per ingressi o finestre per areare al meglio i locali interni e consentire una migliore vivibilità;
- adeguamento delle altezze dei solai, senza alterare le volumetrie – ad esempio, per chi deve rifare dei tetti in legno;
- ripristino degli elementi decorativi come intonaci, finiture, elementi e fregi architettonici – es. reinserire le modanature in pietra originarie, degradate nel tempo;
- consolidamento statico strutturale, anche in funzione antisismica, per travi, mura, balconi, etc.;
- adeguamento degli impianti tecnologici per migliorare l’efficienza energetica;
- eliminazione di elementi estranei alla costruzione originaria;
- parziali modifiche all’edificio per il recupero funzionale.
Quando si parla del recupero della funzionalità di vecchi edifici storici, di cui si intende conservare il valore architettonico e storico, il concetto di risanamento sconfina nel restauro. È la stessa cosa? No, vediamo perché!
Restauro e risanamento conservativo: la differenza
A volte si usano come sinonimi, anche con altri termini, ma in realtà le definizioni possono essere differenti.
Quando si parla di “restauro e risanamento conservativo” rispetto ai lavori edili, di solito si intende un lavoro di ripristino edilizio su edifici che potrebbero essere più o meno moderni – come riportato nel Testo Unico per l’edilizia.
Per la sola definizione di restauro, di solito, si intende quella definita nel D. Lgs. 42/2004, il cosiddetto Codice dei beni culturali e del paesaggio. In questa legislazione si afferma che il restauro è un “intervento diretto sul bene attraverso un complesso di operazioni finalizzate all’integrità materiale ed al recupero del bene medesimo, alla protezione ed alla trasmissione dei suoi valori culturali”.
Si fa esplicito riferimento al valore storico, architettonico e culturale che ispira tutto il Codice, e che quindi riguarda gli edifici sottoposti a vincoli e tutele della Soprintendenza ai beni architettonici. In questo caso, ogni attività di restauro dovrà essere condotta con il permesso della Soprintendenza stessa. Pur comprendendo le attività di risanamento conservativo, i criteri che ispirano questo tipo di intervento sono diversi, e gli studi da intraprendere prima di ogni restauro.
Inoltre, nella stessa norma si specifica che “Nel caso di beni immobili situati nelle zone dichiarate a rischio sismico in base alla normativa vigente, il restauro comprende l’intervento di miglioramento strutturale”. Un passo che unisce le opere di restauro architettonico con quelle edili votate a consolidare le strutture.
Cosa significa restauro conservativo
A questo punto arriva un altro termine utilizzato, più o meno correttamente.
Potrebbe sembrare la stessa cosa del risanamento conservativo ma la “sfumatura” della parola coinvolge altro.
Si parla spesso di restauro conservativo quando gli interventi sono dedicati a preservare edifici di valore storico e artistico, come abbiamo accennato. Ogni opera sarà associata non solo al risanamento ma all’urbanistica e alla tutela dei Beni Culturali.
Questo accade anche quando la conservazione comprende l’integrazione. Nel momento in cui si decide di cambiare il suo utilizzo o di soddisfare meglio quello attuale, si riconosce la necessità di modificare o aggiungere qualcosa a un immobile storico. Pur mantenendo il carattere originale, il restauro può modificare degli elementi o aggiungerli, sempre sotto le direttive della Sovrintendenza e delle norme urbanistiche.
Qual è la differenza tra restauro e ristrutturazione
Per chiudere con le definizioni, che possono dare adito a dei fraintendimenti, sicuramente la divisione maggiore è quella definita tra le opere che ristrutturano e quelle che restaurano.
Anche se spesso gli utenti in rete le ricercano come sinonimi, restauro e ristrutturazione sono concetti ben distinti.
- Abbiamo visto che gli interventi di restauro e di risanamento conservativo sono volti a preservare gli edifici.
- La ristrutturazione edilizia, invece, è definita come fonte di cambiamenti, totali o parziali, con possibili aumenti di volume.
Si parla di ristrutturazione sempre nel D.P.R. 380/2001 come l’insieme degli interventi “rivolti a trasformare gli organismi edilizi mediante un insieme sistematico di opere che possono portare ad un organismo edilizio in tutto o in parte diverso dal precedente”.
Si tratta di opere edili che possono ripristinare o sostituire gli elementi costitutivi dell’edificio, quindi sono ispirate da una volontà di cambiamento. Una ristrutturazione può eliminare, modificare e inserire nuovi elementi, nuovi impianti, stravolgere l’assetto di una casa o di un appartamento.
Un’impresa edile di ristrutturazioni potrà demolire e poi ricostruire l’edificio con una sagoma diversa, una nuova volumetria, un prospetto diverso dal precedente. Spesso con caratteristiche tipologiche differenti, oltre a quelle formali. Specialmente nel caso in cui si installino nuovi impianti per l’efficienza energetica oppure si adegui l’edificio in senso antisismico per eliminare le barriere architettoniche.
Inoltre, cosa si intende per ristrutturazione conservativa?
Di solito si comprendono tutti gli interventi che modificano l’ordine in cui sono disposte le parti della costruzione, ma non trasformano la sua consistenza urbanistica.
Spesso queste opere non hanno necessità del permesso di costruire, non presentano demolizioni, ma comunque possono dare vita ad un organismo edilizio diverso dal precedente.
La materia in parte è complessa, dato che spesso sono state sollevate questioni per i casi di vincolo paesaggistico in cui le opere erano al “limite” tra risanamento conservativo e ristrutturazione.
In linea di massima, il principio è che la ristrutturazione può consentire variazioni maggiori rispetto al risanamento conservativo; il quale deve mantenere cambiamenti compatibili con la tipologia e forma dell’edificio, senza modifiche sostanziali all’assetto edilizio precedente.
Le imprese che si occupano di risanamento conservativo
Quando una ditta edile è specializzata nelle ristrutturazioni, solitamente può affrontare anche le diverse tipologie di interventi di risanamento e restauro.
La nostra impresa, ad esempio, affronta diverse opere edili, pur essendo specializzata nell’ambito del rifacimento di coperture civili e industriali.
Sappiamo come predisporre una prima analisi dell’organismo edilizio, valutando tutti gli interventi necessari per il risanamento, il restauro o la ristrutturazione, fino alla bonifica amianto.
Inoltre, possiamo intervenire nel caso del miglioramento sul risparmio energetico o soluzioni innovative come il fotovoltaico.
La nostra esperienza soddisfa molte esigenze nell’ambito del restauro edile e nel risanamento conservativo in Lombardia, nelle province di Milano, Varese, Como, Lecco, Monza Brianza.
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