Strutture tetto in legno
Strutture tetto in legno, quali sono gli elementi portanti principali
Spesso ci si domanda come si chiama il tetto con travi in legno, e questa domanda è legata alla sua costruzione, con tutti gli elementi disposti nel modo appropriato.
Per capire come è fatta la struttura di un tetto in legno, quindi, si deve partire dalle sue componenti, che insieme realizzano la cosiddetta orditura.
I tetti in legno, l’orditura e gli elementi che la compongono
Questa parola deriva dalla trama dei tessuti, l’ordito determinato dall’intreccio dei fili; richiama quindi l’intreccio creato con le travi e altre parti lignee minori, che andranno a creare delle linee ben precise. Si può pensare ad un altro paragone con l’ossatura del tetto, la sua struttura portante, essenziale ma robusta, che deriva da come sono posizionate le travi e gli altri elementi.
La sua funzione è fondamentale per dare una base di sostegno valida al manto di copertura, e può differenziarsi in piccola o grossa orditura.
Anticipiamo che alcune differenze, almeno nei nostri tetti in legno italiani, spesso sono dovute al tipo di costruzione alla piemontese o alla lombarda (detta anche romana) – ne parleremo più avanti.
Come si chiamano le parti di un tetto in legno
La terminologia usata può sembrare complicata: quale parte è il la capriata? Cos’è un arcareccio?
Per questo, può essere utile offrire qualche termine del glossario dei tetti in legno, con gli elementi dell’orditura che puoi trovare negli edifici. Le componenti possono variare a seconda del tipo di struttura prescelto, ma in linea di massima includono:
- travi – dette puntoni, sono le strutture portanti lunghe e solitamente rettilinee
- trave di colmo – la trave di appoggio
- travetti – piccole travi messe in ortogonale rispetto alla linea di gronda
- travetto verticale – detto anche monaco oppure ometto
- catena – detta anche tirante, è una trave orizzontale
- capriata – struttura formata da due travi disposte secondo l’inclinazione delle falde del tetto, unite alla sommità ad un travetto verticale e collegate nella parte inferiore a una trave orizzontale.
- listelli – usati per il fissaggio dei componenti del manto di copertura
- tavolati – disposti come superfici d’appoggio per tegole, tegole bituminose o lastre
- cantonali – travi inclinate inserite in corrispondenza delle aree di displuvio
- saettoni – elementi usati per l’irrigidimento delle travi.
- terzere (detti anche arcarecci o correnti) – travetti orizzontali per l’orditura lombarda
- falsi puntoni (o paradossi) – travi per l’orditura alla piemontese
- controcatene – elementi di collegamento dei falsi puntoni
- trave maestra – trave principale dei solai di legno
- traversi – travi secondarie di piccole dimensioni
- travicelli (o correntini) – elementi disposti orizzontalmente sui falsi puntoni
- dormienti (detti anche banchine) – usati per l’appoggio inferiore dei puntoni
- passafuori – elementi inclinati usati per il sostegno agli sporti.
Le diciture dell’orditura e le loro funzioni possono variare anche a livello regionale. A volte si adoperano termini simili per elementi paralleli alla linea di gronda o perpendicolari.
Altri materiali, inoltre, completano l’orditura del tetto in legno con proprietà isolanti o strutturali, come le perline lignee, i materiali isolanti per coibentare la copertura e i teli per freno vapore e traspiranti.
Tetti alla lombarda o alla piemontese
Le differenze più note nel nostro territorio sono quelle tra le strutture tetto in legno storiche della Lombardia e del Piemonte.Nel tetto con orditura alla lombarda:
- le travi primarie (terzere) che sostengono il tetto sono inclinate e parallele alle falde (gronda);
- la trave di colmo si trova sulla sommità della capriata;
- gli elementi orizzontali (terzere o arcarecci) poggiano su murature sagomate a timpano;
- i muri portanti sono trasversali;
- le murature sono distanti tra loro circa 4-5 metri;
- di solito le travi sono distanti tra loro di 3 e 3,5 metri, mentre le travi secondarie mostrano una spaziatura di 1 e 1,7 metri;
- con le travi parallele ai muri, non c’è forza di spinta dalla struttura del tetto;
- i passafuori sono fissati sui puntoni delle capriate
Nel tetto con orditura alla piemontese
- le travi sono orizzontali alle falde;
- la travi di colmo sostiene i falsi puntoni;
- gli elementi portanti orizzontali (terzere o arcarecci) poggiano su travi inclinate (puntoni);
- i puntoni appoggiano un’estremità sui muri longitudinali esterni e l’altra sul muro centrale di colmo (o di spina);
- è necessaria la parete centrale o un colmo per supportare le travi;
- di solito le travi sono distanti tra loro di 1,2 e 1,7 metri, mentre le travi secondarie mostrano una spaziatura di 0,6 e 1 metro;
- la spaziatura dei componenti è più ravvicinata rispetto al tetto lombardo;
- l’orditura provoca una forza di spinta verso le pareti laterali;
- i passafuori sono fissati sui falsi puntoni.
In entrambi i casi, la spaziatura delle travi può variare a seconda delle caratteristiche della struttura portante verticale.
Le capriate come strutture del tetto in legno classico
In entrambi i casi, sia per i tetti lombardi che quelli piemontesi, mancano i muri di appoggio alla distanza necessaria per gestire le spinte statiche. Per questo, si predispongono nell’orditura le capriate, solitamente a forma triangolare.
Sono elementi rigidi “non spingenti” appoggiati ai muri perimetrali, ai quali trasmettono solo carichi verticali. Impediscono il movimento di spinta laterale, distribuendo il peso del tetto.
Le varie aste delle capriate sono collegate tra loro con giunti di carpenteria (intagli), di facile costruzione. Per questo motivo hanno avuto un grande successo nell’architettura dei tetti lignei durante i secoli.
Come strutture tetto in legno le capriate sono nate in epoca tardo-antica, con le basiliche cristiane, anche se alcune ipotesi pensano che fossero già state utilizzate nei templi greci e in alcune architetture romane. In ogni caso, è dal Medioevo in poi che le capriate in legno sono state adottate in molte coperture civili oltre che religiose. Dalla capriata semplice si passò a costruzioni sempre più complesse, passando per la capriata palladiana, con monaco e saette, molto apprezzata per il suo disegno dal Rinascimento in poi.
Spesso per ragioni statiche si creano delle capriate complesse, per esempio quando sono presenti luci (finestre) maggiori di 20 metri oppure quando la catena deve sostenere dei carichi elevati. Si utilizzano allora delle strutture tetto in legno con controcatena, falsi monaci, sottopuntoni e così via.
In altri casi, diventa utile dare vita a capriate miste con legno e ferro. Le funzioni di questi elementi si completano per garantire resistenze maggiori all’orditura e un peso inferiore alla capriata. Si sostituiscono gli elementi tesi con cavi metallici sottili (catene in ferro, tiranti, etc.), di frequente per creare strutture adatte agli edifici con aperture molto estese. La tipologia di capriata mista più utilizzata è la Polonceau o capriata alla francese.
La flessibilità delle capriate per diverse esigenze e forme del tetto le distingue dagli altri metodi di costruzione in questo settore.
Manutenzione e rifacimento delle strutture dei tetti in legno
Alcuni problemi di deterioramento delle componenti del tetto possono sorgere per vari motivi: scarsa manutenzione, modifiche inadeguate o legname di dimensioni inadeguate.
Il degrado, a volte, può essere dovuto anche all’attacco dei tarli o dei funghi provocati dall’umidità
Le travi sono particolarmente vulnerabili pure alla deformazione, con possibili movimenti di ondulazione del tetto.
In alcuni casi il restauro delle vecchie travi del tetto è preferibile alla loro sostituzione, mentre in altre non è possibile. Le tecniche di carpenteria solite possono essere adatte al restauro del tetto in legno, mentre il rinforzo con acciaio, resine o consolidanti, può essere giustificato nei casi in cui la situazione necessita di più stabilità.
Per valutare effettivamente il lavoro da intraprendere, bisogna consultare un’impresa o un professionista dotati di esperienza.
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