Intonachino colorato per esterni
L’intonachino colorato per esterni
Sappiamo che l’intonaco è fondamentale per livellare il muro e prepararlo alla tinteggiatura. Ma l’intonachino? È veramente l’ultimo strato dell’intonaco a calce, quello che crea la superficie finale utile a proteggere e decorare la parete esterna. Perché in questo caso parliamo di intonachino colorato per esterni, e c’è una differenza nella composizione e nello spessore. Vediamo meglio quali sono le sue caratteristiche e come fanno la differenza nel rifacimento della facciata.
Cos’è l’intonachino
Abbiamo accennato al fatto che rappresenta l’ultimo strato di intonaco, che riveste in modo da creare una superficie esterna protettiva e di finitura estetica. È considerato l’intonaco di finitura a base di calce traspirante, che viene colorato in modo naturale.
- L’intonachino a calce è il più diffuso ma può essere composto anche da altri materiali come accade negli intonachini plastici al quarzo, silossanici o elastomerici, con silicati.
- La sua funzione protettiva è importante per difendere la parete esterna dall’attacco degli agenti atmosferici. Diventa essenziale, però, scegliere un intonachino per esterni che sia anche traspirante per far respirare le pareti.
- La parte estetica dell’intonachino colorato per esterni è sicuramente variabile in base alle esigenze. La colorazione deve resistere nel tempo alle intemperie, e spesso viene realizzata con terre colorate naturali e polvere di marmo per evitare che sbiadisca (perda colore).
Che spessore ha l’intonachino?
Possiede uno spessore ridotto – di solito tra 0,5 e 1,5 mm – e una grana fine, che consentono di rivestire senza appesantire.
Questo strato sottile si differenzia dai rivestimenti con uno spessore maggiore, che donano un effetto più grossolano alle pareti esterne.
La grana dell’intonachino, comunque, può essere diversificata anche in base alle esigenze di ruvidità, quindi può essere pensata per una tessitura liscia o ruvida.
Dove e come si usa l’intonachino
Si può applicare sugli intonaci degli edifici, anche sulle vecchie pitture a calce per rinnovare l’effetto del precedente intonachino colorato.
Un intonaco colorato per esterno di finitura, presentare un ciclo applicativo che deve essere ben predisposto. Bisogna preparare la superficie esterna prima dell’applicazione, togliendo il più possibile residui, polveri o sostanze contaminanti.
Quando la superficie di supporto è troppo polverosa o disomogenea, si può consolidare con un primer fissativo oppure un prodotto consolidante apposito. In alcuni casi, si consiglia di applicare il primer ai silicati trasparente che favorisce il fissaggio, oppure un fondo colorato (stesso colore di finitura). Se la superficie è umida e presenta addirittura delle efflorescenze, va trattato con dei sistemi deumidificanti.
Solo la competenza e l’analisi della superficie possono definire quali siano i migliori prodotti da usare e le tecniche adeguate a predisporre il supporto all’intonachino. In seguito, viene lavorato solitamente in questo modo:
- una stesura iniziale – prima mano con una spatola (di solito in acciaio) che rende la superficie uniforme;
- una successiva applicazione – seconda mano da applicare in continuità;
- attesa che l’intonachino si secchi (appassisca);
- si può fare un immediato passaggio con il frattazzo di spugna o plastica (frattazzatura) sulla superficie inumidita, se si desidera l’effetto di intonacatura anticata e qualche velatura.
Qualche nota sull’applicazione dell’intonachino
Tra una mano e l’altra bisogna aspettare almeno 24 ore e poi attendere l’essiccazione (4-5 giorni).
Inoltre, per evitare che si comprometta l’asciugatura è essenziale non applicare l’intonachino quando sulle pareti batte il sole, soffia un forte vento, stanno per arrivare pioggia o gelate.
A tal proposito, di solito le condizioni per una corretta applicazione comprendono anche dei parametri medi di umidità (non superiore al 75%), temperatura (tra 5 °C e 35 °C) e supporto non eccessivamente gelido o caldo (tra 5 °C e 40 °C).
La composizione dell’intonachino colorato
Questo intonaco di finitura storicamente è composto da calce (il legante), e contiene sabbia, terre coloranti, inerti (es. coccio pesto), granulati fini di marmo. Diversi materiali sono pensati per potenziare la reazione di indurimento della calce.
Resistono in commercio i classici intonachini privi di sostanze chimiche, creati solo con materiali naturali. Sono strutturati in questo modo soprattutto per adattarsi agli edifici storici e pregiati, nelle ristrutturazioni edilizie conservative. Alcuni esempi di questo tipo di intonaco esterno sono creati con calce naturale, polveri di marmo, cocciopesto (terracotta frantumata che dona un colore rosato), calce idraulica naturale, sabbie naturali. Viene poi colorato con pigmenti naturali, che si aggiungono per intensificare il colore.
Ad oggi, però, la composizione dell’intonachino si trova anche abbinata con additivi specifici, leganti acrilici e resine silossaniche che aumentano la sua resistenza all’acqua.
- L’intonachino acrilico è prodotto con resine acriliche, pigmenti e inerti. Può essere preferito in alcune condizioni ambientali urbane dove resiste bene agli inquinanti, e nelle ristrutturazioni dove conta il rapporto qualità-prezzo. Possiede ottima elasticità, aderisce bene alle superfici e si adatta alle dilatazioni termiche.
- L’intonachino silossanico / acril-silossanico è composto da resine siliconiche. Rende meglio dove è presente maggiore umidità – è traspirante e idrorepellente. Offre un’ottima protezione dalle piogge, dai funghi e dalle muffe che potrebbero attaccare le superfici esterne. Si adatta correttamente alle murature storiche, proteggendole dall’umidità.
Alcuni prodotti specifici per il rivestimento a spatola, possono coprire gli esterni disomogenei senza preparare il fondo con i rasanti – vedi l’articolo sulla rasatura pareti.
Per una maggiore praticità, in più, in commercio è disponibile l’intonachino come pasta pigmentata già pronta all’uso, mentre tradizionalmente si usa l’acqua per impastare gli ingredienti.
Alcune caratteristiche dell’intonachino per la finitura a spatola
- Quando il suo spessore è elevato, già solo lo strato finale dell’intonachino assicura una protezione ottimale delle superfici esterne, rispetto alla vernice, e una lunga durata.
- Dopo l’indurimento, l’intonachino assume una grande resistenza alle intemperie e alle condizioni meteorologiche avverse.
- Come intonaco a base di calce è naturalmente permeabile al vapore acqueo, quindi dotato di permeabilità e traspirabilità.
- Può essere realizzato con proprietà elastiche che limitano le fessurazioni tipiche delle facciate.
- Una qualità importante è legata alla viscosità, perché gli intonachini tixotropici sono quelli che non colano durante l’applicazione, favorendo un risultato eccellente.
- Se il materiale lo consente, si può impiegare un intonachino anche per proteggere dai raggi UV e dall’invecchiamento dell’involucro edilizio.
- I prodotti in commercio sono dotati di valori utili per la conduttività termica (es. intonaco termico), la resistenza al fuoco, l’assorbimento dell’acqua.
- In commercio si trovano intonachino colorati in pasta, pronti all’uso e con il giusto spessore per gli esterni.
Ricordiamo che bisogna scegliere il prodotto giusto, nel caso in cui il nuovo rivestimento è parziale; quindi si agisce su parti di intonaco già verniciate con pitture sintetiche o rivestimenti plastici (es. il granigliato di marmo). Anche quando si devono creare dei rivestimenti per materiali e pannelli termoisolanti, ad esempio nel cappotto termico, sarà importante verificare se la composizione dell’intonachino sia adatta.
L’intonachino colorato per le decorazioni esterne
Abbiamo accennato al fatto che questo intonaco di finitura abbia anche una fondamentale funzione estetica. Perché crea la decorazione finale dell’involucro edilizio in fase di intonacatura e diventa l’elemento che distingue l’edificio dagli altri per il suo colore – specialmente se è vivace e particolare.
Nelle città, ad esempio nel contesto architettonico dell’hinterland di Milano, un intonachino colorato giallo ravviva altri elementi in cemento dei palazzi. Nelle case indipendenti, ad esempio nel territorio di Como, una finitura con i colori delle terre si adatta all’ambiente naturale circostante.
Una terza circostanza è quella in cui l’intonachino colorato è usato nei restauri conservativi per rispettare le decorazioni storiche sulla superficie degli edifici antichi. Pensiamo all’intonaco ruvido tipico degli edifici rinascimentali, più sottile ed elegante in quelli di ispirazione veneziana. Le mura dei palazzi erano colorate e vivaci, a volte anche con affreschi di valore nei fabbricati nobiliari.
In ogni caso, avevano delle finiture che vengono riprodotte nel restauro architettonico tramite tecniche come la frattazzatura (il frattazzo di spugna si usa in senso rotatorio). Si possono creare anche effetti in stile rustico, adatti al contesto naturale di campagna, con sfumature di colore, velature e ombre.
Un buon intonachino colorato per esterni solitamente è disponibile in diverse tonalità, dai colori classici della nostra tradizione mediterranea ai colori pastello, molto in voga negli edifici moderni. Chiaramente, è possibile avere anche un intonachino a calce bianco, per chi desidera una finitura che non sia colorata ma neutra – di solito, però, è molto più adatto alle pareti interne.
A livello di finiture, inoltre, si possono creare effetti opachi, semilucidi o brillanti, in base alla composizione del prodotto e alla lavorazione finale dopo l’asciugatura.
L’intonacatura nella storia
Le antiche formulazioni degli intonaci sono importanti da conoscere per chi deve effettuare degli interventi di restauro. Anche se oggi i prodotti sono differenti, si può capire quali erano le intenzioni degli originali architetti per definire i rivestimenti di intonaco finale e i loro effetti.
Sappiamo che fin dall’antichità, la calce e il gesso sono stati utilizzati come leganti nelle malte storiche. Si aggiungevano alcuni ingredienti per arricchire la miscela, ritardare la presa ed evitare che avvenissero fenomeni di screpolatura o danni all’intonaco. Si potevano aggiungere materiali diversi in base al territorio e al periodo storico, specialmente alimenti come la farina di segale, il glutine di riso, lo strutto di maiale, il malto, il latte cagliato e così via. Si trattava di materie prime ricche di zuccheri o di glutine, che aiutavano la presa e la resistenza degli intonaci antichi.
Oggi sappiamo che alcuni materiali, come la polvere di marmo, forniscono una resistenza alla compressione notevole; mentre altri possono migliorare le proprietà meccaniche e ridurre la porosità delle miscele di calcestruzzo. Di solito gli antichi architetti e muratori preferivano usare degli intonaci con strati esterni dotati da molti piccoli pori, mentre lo strato interno presentava pochi pori. Era uno stratagemma per aumentare la resistenza dello strato esterno (intonachino) alla penetrazione dell’acqua piovana e impediva l’accumulo di umidità all’interno della muratura.
Inoltre, questi strati facilitavano anche una rapida evaporazione dell’acqua piovana.
I composti di sabbia, calce e marmo polverizzato erano frequentemente utilizzati nell’architettura rinascimentale per facilitare le tecniche di decorazione ad affresco, i dipinti sull’ultimo strato dell’intonaco. Da allora, i materiali si sono evoluti fino all’attuale intonachino colorato per gli esterni.
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